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Keynote: i nuovi iPod nano 4G

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iPod nano 4G

Apple ha appena presentato i nuovi modelli dell’iPod nano che raggiunge la quarta generazione. Durante il Keynote di Steve Jobs (amministratore delegato di Apple Inc.) conclusosi un’ora fa, è stato presentato questo nuovo lettore mp3 disponibile in ben 9 colori (ovvero tutti i colori dell’arcobaleno, più il grigio e il nero, visibili nell’immagine in alto) e in 2 tagli di capacità: 8GB e 16 GB.

I prezzi si assestano sulle stesse cifre dei modelli precedenti offrendo alcune nuove funzionalità per questa tipologia di iPod.

Innanzitutto l’accelerometro, già presente su iPhone e iPod touch, permetterà di ruotare iPod nano in posizione orizzontale per sfogliare le copertine degli album in Cover Flow (azionando la click wheel), per vedere filmati in formato widescreen e guardare fotografie in modalità ritratto o panorama.

Una simpatica funzionalità legata sempre all’accelerometro è quella di poter cambiare automaticamente canzone semplicemente agitando il dispositivo, lasciando che sia l’iPod nano a sceglierla casualmente dalla propria libreria. In in poche parole “shake to shuffle“.

Il peso di questo nuovo iPod nano è di soli 36,8 grammi (contro i 49,2 g del modello precedente). L’autonomia in ascolto musicale rimane ferma 24 ore mentre quella in riproduzione video scende da 5 ore a 4 ore. Lo schermo LCD, anche se è stato variato l’orientamento, è rimasto di 2 pollici con una risoluzione di 320×240 pixel a 204ppi.

Questo nuovo iPod nano è anche il primo a rispettare rigidissimi standard anti-inquinamento, poiché il vetro dello schermo è completamente privo di arsenico, e nel resto dei componenti non ci sono tracce di PVC, BFR (ritardanti di fiamma bromurati) e di mercurio, rendendo questi nuovi iPod nano molto verdi.

Una nota divertente: nel sito Apple sono ancora online le pagine relative all’iPod nano di terza generazione ma se si clicca su Acquistate la pagina propone l’acquisto ai nuovi iPod nano 4G.

Altri dettagli verranno illustrati in successivi articoli, sia che dovessero emergere nei prossimi giorni che quando questi iPod nano 4G saranno disponibili nel nostro Negozio. Stay tuned.

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    Apple e l’ambiente

    Apple dedica alla comunicazione del proprio impegno per l’ambiente alcune pagine del proprio sito web.

    Gli argomenti principali che Apple illustra sono il design del prodotto, la fabbricazione responsabile, l’ efficienza energetica e il riciclaggio. Ci vengono presentati dei dati e delle notizie storiche che di certo non solo contraddicono alcune preoccupazioni di Greenpeace dei mesi scorsi, ma spingono all’ottimismo per il futuro. Ma vediamo nel dettaglio cosa fa di Apple un’azienda impegnata costantemente nel ridurre l’impatto ambientale della propria attività e dei propri prodotti.

    Design del prodotto

    A prima vista il design di un prodotto a poco a che fare con l’impatto ambientale, ma dopo una valutazione più attenta ci si accorge che un prodotto ed un imballaggio con una massa minore hanno anche un peso minore per l’ambiente. Per fare un esempio, i modelli iMac (il computer all-in-one della Apple) hanno subito una riduzione di 2,6 volte in peso mentre il relativo imballaggio ha un peso quasi dimezzato:

    Apple e ambiente - peso

    La fabbricazione responsabile

    La fabbricazione responsabile significa che per costruire prodotti di alta qualità occorre valutare attentamente i materiali usati per la loro creazione. Apple si è impegnata costantemente allo scopo di ridurre o eliminare l’impiego di sostanze inquinanti nei loro prodotti e processi di fabbricazione.

    Ad esempio sono stati totalmente eliminati dai prodotti: Amianto, Cadmio (Cd), Cromo IV, Mercurio(Hg) (tranne che nelle lampade di retroilluminazione) Piombo (Pb) (sopra e oltre i requisiti della direttiva europea RoHS), Polibromobifenili (PBB), Etere di difenile polibromurato (PBDE), Policlorobifenili (PCB), Policlorodibenzodiossine (PCDD), Policlorodibenzofurani (PCDF), Policlorotrifenili (PCT), Paraffine clorurate a catena corta (SCCP). Dai processi di fabbricazione sono stati eliminati i solventi organici clorurati (come diclorometano, triclorometile, tricloroetilene, tetracloroetilene ecc.) e le sostanze che impoveriscono lo strato di ozono (ODC), secondo il Protocollo di Montreal.

    E importante sottolineare che

    Apple segue un approccio di tipo preventivo che prende in considerazione le opinioni dei clienti, le nuove normative, il parere di organizzazioni non governative e di esperti in materia di riciclaggio, nonché valutazioni interne all’azienda. Questo rigoroso processo di valutazione garantisce il rispetto delle esigenze dei consumatori e delle normative legali in tutti i Paesi in cui i nostri prodotti sono venduti, senza alcuna variazione a livello locale.

    Efficienza energetica

    Come è facile intuire, il consumo energetico è fra i fattori che pesano maggiormente sull’impatto ambientale e tale peso è riducibile utilizzando componenti che richiedono meno energia e impiegando un software (Preferenze di Sistema>Risparmio Energia su Mac OS X) di gestione dei consumi che regoli l’assorbimento di corrente di tali componenti. Implementando entrambe le tecniche Apple è riuscita a ottenere ottimi risultati tra cui:

    • In confronto alla prima generazione, il miglioramento della gestione dei consumi della CPU e il passaggio alla tecnologia LCD (display a cristalli liquidi) hanno permesso di ridurre i consumi dei computer iMac in stato di stop e a sistema spento, rispettivamente dell’88% e del 73%.
    • Quando è acceso, Mac mini assorbe solo 25W (considerando che una normale lampadina a incandescenza consuma 60 W), ed è quindi uno dei computer desktop più efficienti al mondo dal punto di vista energetico.
    • Dal 1998, Apple ha ridotto del 70% i consumi a sistema spento in assenza di carico degli alimentatori che accompagnano i computer portatili.

    Ecco il grafico relativo all’ultimo esempio riportato:

    Apple e l’ambiente: energia

    Riciclaggio

    Apple dichiara di avere una visione olistica del riciclaggio e della riduzione degli sprechi, ovvero tende a considerare tutte le fasi di vita del prodotto, dalla progettazione, alla fabbricazione, alla vendita e allo smaltimento, come un unico sistema complesso dal quale bisogna ottenere il massimo per la salvaguardia dell’ambiente. Per questo, ad esempio, dal 1994, Apple ha istituito in tutto il mondo una serie di programmi che favoriscono il riciclaggio dei componenti elettronici, evitando l’ingresso in discarica di oltre 9500 tonnellate di apparecchiature. In percentuale sul peso dei prodotti venduti, Apple si sta orientando al fine di raggiungere, nel 2010, quasi il 30% di materiale riciclato:

    Apple e l’ambiente: riciclo

    Ovviamente il riciclo non si limita al prodotto venduto, ma anche all’interno dell’azienda Apple. E’ curioso notare come non solo la carta per imballaggi, manuali ed altro venga inviata in appositi stabilimenti per i riciclo, arrivando a riciclare fino al 95% del materiale, ma anche la schiuma protettiva viene riutilizzata per produrre nuovi prodotti in schiuma e una gamma di altri materiali, come sottotappeti e sostitutivi del legno, ad esempio modanature e battiscopa).

    Cronologia

    Per dimostrare che Apple non si è mossa in questa campagna informativa solo a causa delle recenti accuse, ecco una cronologia di alcune pietre miliari del cammino dell’azienda verso la responsabilità ambientale:

    1990 Apple pubblica e implementa la propria politica ambientale.
    1991 Eliminazione delle batterie al piombo, in anticipo rispetto alla direttiva europea del 1996.
    1992 Eliminazione dei clorofluorocarburi (CFC) nei processi di fabbricazione Apple, come previsto dal Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato d’ozono.
    1992 Apple è fra i fondatori del programma US EPA ENERGY STAR®, volto a identificare e promuovere computer e monitor energeticamente efficienti.
    1994 Eliminazione delle batterie al nichel cadmio, in anticipo rispetto alla direttiva europea del 1996.
    1995 Eliminazione del PVC nei materiali di packaging.
    1996 Avvio del primo programma di ritiro volontario dei prodotti Apple in Germania (espansione graduale in altre regioni).
    1996 Primo stabilimento produttivo Apple (Sacramento, California) certificato ISO 14001.
    1997 Primi prodotti Apple testati per la conformità agli standard TCO (confederazione svedese dei dipendenti professionali).
    1999 Introduzione dei documenti APES (Apple Product Environmental Specification).
    1999 Limitazione dell’uso di piombo e cadmio nei cavi.
    2000 Tutti gli stabilimenti di produzione Apple nel mondo sono certificati ISO 14001, il che significa che Apple ha implementato un sistema di gestione ambientale (EMS) per controllare l’impatto delle proprie attività sull’ambiente.
    2001 Tutti i computer e i monitor Apple rispettano i requisiti ENERGY STAR®. Una conformità che continua ancora oggi.
    2001 Avviata l’eliminazione volontaria del tetrabisfenolo A (TBBA) da tutte la parti plastiche degli chassis di peso superiore a 25 gr.
    2002 Attuazione di programmi di ritiro dei prodotti negli Stati Uniti e in Giappone.
    2002 Presentazione della Specifica Apple sulle sostanze regolamentate.
    2002 Apple firma il Codice di condotta dell’Unione Europea in materia di alimentazione elettrica, creato per incoraggiare i produttori a sviluppare alimentatori che minimizzano i consumi quando i dispositivi sono spenti.
    2002 Apple è fra i fondatori del programma americano FEMP (Federal Energy Management Program), che ha introdotto requisiti di efficienza energetica per la modalità “off†dei computer.
    2003 Avvio di un’indagine sull’utilizzo di sostanze da parte dei fornitori.
    2004 Avvio di uno studio su guaine per cavi e schede per circuiti stampati senza alogeno.
    2004 Avviata l’eliminazione delle sostanze oggetto della Direttiva europea in materia di limitazione all’uso di sostanze pericolose (RoHS).
    2005 Implementazione del Codice di condotta per i fornitori Apple, che regola i temi della salvaguardia ambientale, la salute, la sicurezza e i diritti umani nella catena di fornitura Apple.
    2006 I prodotti Apple sono conformi alla Direttiva europea in materia di limitazione all’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, detta anche direttiva RoHS.

    Che la strada per la sostenibilità ambientale sia ancora molto lunga è fuor di dubbio, ma quella imboccata dalla Apple da 18 anni è certamente una strada virtuosa.

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  • Google: “Creeremo elettricità da fonti rinnovabili”

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    Da Repubblica.it:

    Il più grande motore di ricerca debutta nel panorama dell’energia rinnovabile
    “Interessati a sviluppare nuove tecnologie a costi competitivi e rispettose dell’ambiente”. Inizialmente si focalizzerà su termo-solare, eolico, sistemi geotermici e altri metodi alternativi
    E per risparmiare c’è chi propone all’azienda di cambiare la schermata da bianca a nera.

    Google delle meraviglie. Dopo aver rivoluzionato il web, e mentre cerca di dare l’assalto alla telefonia facendo tremare i giganti del settore, il numero uno dei motori di ricerca, ha annunciato una nuova iniziativa strategica che potrebbe lasciare un segno profondo anche nel mondo delle energie rinnovabili: è il progetto RE-C, una iniziativa volta a creare elettricità da fonti energetiche rinnovabili, ad un costo inferiore rispetto all’elettricità prodotta dal carbone.

    Il progetto RE-C. Con un annuncio che forse non sorpreso poi molto i più attenti, oggi Google ha annunciato il suo debutto nel panorama delle fonti energetiche rinnovabili con il progetto RE-C (renewable energy cheaper than coal), a pochi mesi dal lancio del concorso per l’auto pulita. Inizialmente il progetto RE-C si focalizzerà sullo sviluppo di tecnologie per la produzione e l’utilizzo di energia termo-solare, eolica e per la realizzazione di sistemi geotermici ed altre tecnologie competitive. In programma l’assunzione di ingegneri ed esperti in campo energetico per guidare il gruppo di ricerca e sviluppo e lavorare, tra i diversi progetti, alla realizzazione di sistemi geotermici avanzati.

    Investimenti. Nel 2008 Google prevede di investire parecchi milioni di dollari in ricerca e sviluppo e in progetti connessi all’utilizzo di energia rinnovabile. In quanto parte del processo di pianificazione in atto, la società sta anticipando inoltre l’investimento di centinaia di milioni di dollari in progetti innovativi per lo sviluppo di energia rinnovabile che portino ad un ritorno positivo per la stessa. “Nel tempo, grazie alla costruzione di data center efficienti, abbiamo acquisito conoscenze, esperienza e comprensione profonda delle strutture ad uso intensivo di energia su vasta scala”, ha detto Larry Page, uno dei due fondatori di Google. “Vogliamo applicare la stessa creatività ed innovazione alla sfida per la produzione di elettricità rinnovabile a livello globale e a costi inferiori rispetto a quella generata dal carbone”.

    Effetto serra. Il carbone è la fonte primaria di energia per molti e fornisce il 40% di elettricità del mondo. L’effetto serra causato dalle sue emissioni nell’atmosfera rappresenta una delle più grandi sfide per il nostro ambiente. Creare elettricità da fonti rinnovabili, più economica di quella realizzata dall’impiego del carbone costituirebbe una componente essenziale per la riduzione di emissioni di gas che alimentano l’effetto serra nel mondo.

    Nuove tecnologie competitive. “Le tecnologie sono state sviluppate in modo da evolversi in attività in grado di fornire elettricità più economica di quella prodotta dal carbone - ha spiegato Page -. Siamo interessati a sviluppare nuove tecnologie competitive a livello di costi e rispettose dell’ambiente. Pur essendo consapevoli dell’esistenza di alcune tecnologie molto promettenti, crediamo che ce ne siano molte altre da scoprire e realizzare”.

    L’obiettivo. Page ha confermato che “l’obiettivo è realizzare 1 gigawatt di capacità di energia rinnovabile più economica del carbone e siamo ottimisti sul fatto che ciò possa avvenire nel giro di pochi anni e non decenni”, ha detto. A questo proposito Wikipedia ci spiega che una centrale da 1 gigawatt può fornire energia per circa 350.000 utenze domestiche nel momento di massimo utilizzo.

    Ecologia e business. “Se saremo in grado di raggiungere questo obiettivo - ha concluso Page - e le tecnologie per la produzione di energia rinnovabile su larga scala risulteranno più economiche di quelle adottate per la produzione di energia dal carbone, il mondo avrà la possibilità di coprire una porzione significativa di bisogno di elettricità attraverso fonti rinnovabili, riducendo in modo significativo le emissioni di carbonio”. Ma l’ecologia non esclude il guadagno. “Ovviamente ci aspettiamo anche che questo progetto porti a buone possibilità di business per noi”, ha ammesso.

    Mountain View a energia solare. Lo scorso anno aveva fatto scalpore l’annuncio della società, che un maxi impianto solare fotovoltaico sarebbe stato installato sull’edificio di Mountain View in California: circa 300 mq per una potenza di 1,6 MW sufficiente per soddisfare un terzo del fabbisogno di energia dei dipendenti e ammortizzare le spese energetiche.

    L’articolo di Repubblica si conclude purtroppo con una grossa inesattezza che sarebbe stata evitabile semplicemente googlando in rete:

    Black Google. Ma in rete c’è anche chi si è divertito a fare le pulci a Google: se avesse una schermata nera, anziché bianca, per visualizzarla servirebbero 59 watt, invece dei 74 necessari per il bianco, afferma Mark Ontkush di Boston, sul suo blog EcoIron. Una idea che, fatti due calcoli, corrisponderebbe ad un risparmio mondiale di 8.3 MWh al giorno, circa 300.000 dollari in un anno. ma c’è chi è passato dalle parole ai fatti, realizzando nerooogle, versione dark del motore di ricerca.

    Queste affermazioni sono state non solo confutate da Paolo Attivissimo, ma anche da me in una serie di articoli (Neroogle, blackgoogle e gli altri siti che lucrano sul (finto) risparmio energetico, Attivissimo: “Schermate scure per risparmare energia?â€, Neroogle: la difesa smontata).

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    Al Gore: An Inconvenient Truth

    Ieri è stato assegnato il Premio Nobel per la pace ad Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti per 8 anni, e all’ IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), un comitato scientifico formato allo scopo di studiare il riscaldamento globale e presieduto dall’indiano Rajendra Pachauri. La motivazione ufficiale è stata

    per i loro sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti

    Al Gore è recentemente salito alla ribalta come paladino globale della lotta ai cambiamenti climatici. Ma non si tratta di un interesse recente. Infatti, già nel 1991, scrisse il libro Earth in the balance: Ecology and human spirit, nel quale già lanciava un allarme per la necessità di una maggiore tutela ambientale. Dopo la sconfitta alle presidenziali del 2000, Al Gore si è impegnato con maggiore impegno per lo sviluppo di una consapevolezza globale sull’apporto negativo che l’attività umana può avere sul nostro pianeta, soprattuto per quanto riguarda il clima. Il suo documentario, An Inconvenient Truth, girato nel 2006 e riguardante i cambiamenti climatici, ha vinto due Oscar ma, proprio l’altro ieri, è stato giudicato inadatto dalle scuole inglesi dall’Alta Corte di Londra per via di alcuni errori ed allarmismi, pur essendo largamente accurato nella sua illustrazione delle cause e dei probabili effetti del cambiamento climatico, secondo la sentenza emessa dal giudice Michael Burton.

    Al Gore è però sempre stato anche un amante della tecnologia e, oltre che ad essere amico di vecchia data di Steve Jobs, è anche stato uno dei primi ad acquistare un telefono cellulare, come dimostrano queste fotografie:

    gorejobs-gorecell.jpg

    Il posto in cui Al Gore lavora è un vero trionfo del disordine e della tecnologia, come dimostra questa foto che ritrae il suo ufficio nel Maggio del 2007, mentre è davanti al suo Mac Pro con ben 3 Apple Cinema Display da 30 pollici:

    L’ufficio di Al Gore

    Passando oltre queste simpatiche frivolezze, è da sottolineare che Al Gore è un membro del consiglio di amministrazione di Apple dal 2003 e lavora come Senior Advisor di Google. Nel 2005, l’Accademia Internazionale delle Arti Digitali e delle Scienze, nell’ambito dei Webby Awards, gli ha conferito il Lifetime Achievement Award “per tre decenni di contributi a Internet”. Si ritiene, infatti, che la sua vicepresidenza degli USA, iniziata nel 1992, sia stata fondamentale per lo sviluppo di Internet. Gli Webby Awards, ideati da Tiffany Shlain, sono considerati come il Premio Oscar del web.

    Insomma, un uomo che guarda al futuro, sia riguardo la tecnologia che per l’ambiente. E qualcuno dice che questo improvviso e inaspettato ritorno alla ribalta (che tanto piace agli americani), possa dargli buone chance di vincere le prossime elezioni presidenziali (anche se attualmente Al Gore dichiara di non voler candidarsi).

    [Repubblica on line (2), Agi, Corriere della Sera, Time.com, Wikipedia]

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