Archivio della categoria 'Grafica & Fotografia'

LightTrac per iPad: uno strumento indispensabile per i fotografi

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LightTrac per iPad - Icona

LightTrac per iPad è uno strumento che tutti i fotografi, specialmente i paesaggisti e coloro che si occupano di architettura, dovrebbero avere installato sul proprio iPad.

Si tratta infatti di una applicazione gratutia che permette di scoprire quando e dove la luce è perfetta per fotografare un certo soggetto in qualsiasi località. Grazie alle mappe di Google integrate, è possibile infatti visualizzare il luogo e il soggetto delle riprese e visualizzare l’angolo con cui la luce del Sole arriverà ad illuminare il soggetto ad una certa data e ora, ed anche l’angolo del Sole all’alba e al tramonto.

LightTrac per iPad

LightTrac include anche il supporto per la Luna, con tanto di fasi lunari. Inoltre è possibile visualizzare un grafico di altezza e azimuth (ovvero l’angolo partendo da Nord) di Sole e Luna. Una piccola bussola, in basso a destra, ci permette anche di orientarci meglio se ci troviamo sul posto.

Per una maggiore comodità d’uso, l’autore dell’applicazione ha incluso anche la possibilità di salvare le località.

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    Software Update

    Apple ha rilasciato un aggiornamento di compatibilità per le fotocamere digitali che producono immagini in formato Raw (grezzo). L’aggiornamento coinvolge sia gli utenti di iPhoto ’09 che quelli di Aperture 3. I nuovi modelli supportati sono:

    • Canon EOS Rebel T2i / 550D / Kiss X4
    • Leica S2
    • Olympus E-450
    • Olympus E-600
    • Olympus E-620
    • Sony Alpha DSLR-A230
    • Sony Alpha DSLR-A330
    • Sony Alpha DSLR-A380
    • Sony Alpha DSLR-A450

    Sono state inoltre risolte alcune questioni relative all’elaborazione delle immagini Raw per le seguenti fotocamere:

    • Canon EOS 30D
    • Pentax K-x
    • Pentax K-7
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    Frankencamera - front

    Il professor Marc Levoy dell’Università di Stanford ha progettato e sta realizzando la “Frankencamera”: una fotocamera digitale realizzata con pezzi di diverse proveniente (il chip di un Nokia N95, le lenti di una fotocamera Canon e una scheda madre Texas Instruments, ad esempio). Ma la novità più importante della Frankencamera è il codice da cui deriva il software di gestione che è totalmente aperto.

    Questo significa che, anche se la Frankencamera sarà probabilmente abbastanza costosa (più di 1000 €), questa potrà contenere funzionalità innovative (aggiornate di anno in anno) senza costi aggiuntivi perché chiunque può aggiungerle modificando e ampliando il codice interno di gestione.

    Il progetto, appoggiato da Nokia, Adobe Systems, Kodak e Hewlett-Packard, ha prodotto per ora solo un prototipo, ma può già vantare numerose funzioni interessanti. Nell’articolo della Stanford University sono visualizzabili due video, di cui il secondo mostra l’interessantissima possibilità della Frankencamera di realizzare un HDR in un singolo scatto.

    Per ulteriori informazioni consultate la pagina ufficiale del progetto Camera 2.0 o l’articolo di Repubblica.it

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    Aperture2Twitter

    La Blue Crowbar Software ha da poco lanciato le nuove versioni di due plugin per Mac OS X che permettono di pubblicare le foto di Aperture, con il primo, e di iPhoto, con il secondo, direttamente tu Twitter. Ma non è tutto: tramite il servizio Mobypicture, è possibile condividere le proprie foto anche su WordPress, Jaiku, Blogger, Tumblr, Livejournal, Brightkite, Media, Facebook, Flickr, Hyves, Youtube e Vimeo.

    Questi software sono Aperture2Twitter e iPhoto2Twitter.

    Le applicazioni non sono però gratuite: costano rispettivamente € 5.95 e € 4.95.

    [via]

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  • Intervista a Riccardo Improta, fotografo professionista e Mac User

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    Riccardo Improta - Fine Art

    Computime Blog ha intervistato Riccardo Improta, fotografo professionista, docente di fotografia alla Scuola Romana di Fotografia e utente Mac.

    Ciao Riccardo, parlaci un po’ della tua professione e del tuo modo di concepire la fotografia.

    Che dire… sono elettivamente fotografo paesaggista, specie in via d’estinzione ma non protetta. Parlare del mio modo di concepire la fotografia non può ovviamente prescindere dall’approccio tipico di questo genere. Alla base di tutto c’e’ una forte percezione emotiva dei luoghi, la passione per descriverne l’essenza e tanta pazienza nel ricercare il momento irripetibile. La conoscenza approfondita di strumenti e supporti fa il resto.

    Quando hai avuto il primo approccio col mondo delle fotocamere digitali? Quali sviluppi futuri avevi immaginato e quali ti hanno sorpreso?

    Sarò sincero: all’inizio c’è stata un sorta di rifiuto. Sensazione comune a tutti coloro che hanno sperimentato a lungo su pellicola; pensavo che tutte le mie esperienze si sarebbero diluite nel nulla. In realtà non è così, ed è per questo che nei miei corsi insegno ancora all’utilizzo del supporto chimico (non parlatemi di fotografia analogica, please….chiamiamola chimica). La pellicola è un mezzo più rigido, ma permette di sperimentare in profondità. Cosa mi ha sopreso del digitale? la qualità finale che può offrire.

    Come è stato il tuo primo approccio con il mondo Mac? Eri reduce di un esperienza precedente con Windows?

    All’inizio un po’ spiazzante. Sai, dopo anni di Windows cambiare è sempre un po’ traumatico. Ma dopo i primi momenti di imbarazzo è emerso subito come in realtà il mondo Mac sia più semplice, divertente, intuitivo. Insomma si instaura un rapporto uomo-macchina molto più diretto e, se posso dire, più dalla parte dell’uomo che della macchina.

    Quali computer, software o altri prodotti Apple ritieni siano strumenti insostituibili per chi si occupa di fotografia?

    E’ risaputo, per lavorare le foto ci vogliono macchine potenti. Personalmente uso un Mac Pro Quad-Core 2×3.2 GHz con tanta RAM, 4 HD in configurazione RAID5, una buona scheda video e un Cinema display 30″. Trovo molto utile il MacBook Pro, bellissima macchina.

    Descrivici per sommi capi il tuo workflow digitale.

    Tanto per cominciare ci vuole molta cura in ripresa. Non è assolutamente vero che in digitale puoi infischiartene dei controlli tecnici, anzi. Così come l’approccio più sbagliato è, proprio per non sbagliare, fare tanti scatti della stessa foto.
    Precisato questo, ti illustro come faccio io in location: trasferisco i dati dalla scheda al viewer e faccio subito una copia di sicurezza su HD; trovo il viewer molto comodo perché mi permette di controllare la qualità del lavoro. Quando rientro acquisisco tutti i files sugli HD della workstation, convertendoli in DNG e rinominandoli in modo opportuno, associando già i primi metadati (importantissimi) comuni a tutti i files. Attualmente uso Lightroom, ma trovo Aperture molto interessante. Poi seleziono, confronto e… post-produco.

    Nel tuo sito ufficiale vediamo una serie riprese di paesaggi mozzafiato. Quali sono i luoghi in cui la tua creatività si è più facilmente espressa?

    Sono molto attratto da tutti quei luoghi dove gli elementi prendono il sopravvento; mi piace cogliere l’essenza delle realtà in cui mi affaccio, cercando di esaltarne la forza emotiva e di renderla istintivamente condivisibile a chi osserva il mio lavoro.

    Ringraziamo Riccardo Improta per il tempo concessoci e per aver condiviso con noi alcuni aspetti della sua passione.

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  • Glyphish rilascia un set gratuito di icone per iPhone

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    Glyphish icon set

    Glyphish ha rilasciato una serie di interessanti icone per lo sviluppo di applicazioni per iPhone e iPod touch. Si tratta di 60 icone 30×30 pixel in formato PNG a 24bit gratuitamente scaricabili e liberamente utilizzabili.

    Per sfruttare al meglio le impostazioni grafiche dell’SDK di Apple, Glyphish ha utilizzato per questo set di icone un canale alpha che, nel formato PNG, può incorporare un gradiente di trasparenza. IN questo modo la maschera crea il normale ed attivo pulsante mentre quando il pulsante viene premuto, la trasparenza permette all’iPhone di applicare automaticamente la giusta colorazione blu.

    E’ possibile scaricare il set di icone direttamente da Glyphish.com.

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    Canon 450D

    Canon ha rilasciato alcuni aggiornamenti per le sue fotocamere digitali EOS e, in particolare, per il modello 450D. La versione firmware raggiunta è la 1.1.0 ed apporta alcune migliorie generali e il supporto al nuovo flash esterno Speedlite 270 EX.

    Questa versione incorpora anche l’aggiornamento precedente, nella versione 1.0.9, e quindi risolve alcuni problemi con il programma AEB (Auto Exposure Bracketing), che non permetteva, in alcune condizioni, di scrivere sulla sceda SD la terza immagine della serie, risolve un problema con la visualizzazione dei messaggi di warning durante la simulazione di esposizione con la funzionalità Live View (introdotta proprio con il modello 450D), e un problema relativo alla visualizzazione delle immagini dopo una raffica nel caso in cui la 450D fosse connessa ad una stampante o ad monitor esterno.

    Le precauzioni da prendere durante la scrittura del firmware della fotocamera sono concettualmente molto simili a quelle da prendere nel caso sia il vostro Mac a subire un aggiornamento firmware. Ovvero è necessario scongiurare qualsiasi interruzione dell’alimentazione e permettere al firmware di essere scritto correttamente. A questo scopo è necessario usare un Battery Pack completamente carico o un adattatore di corrente, non spegnere la fotocamera né aprire lo slot della scheda SD come pure non premere alun pulsante sulla fotocamera.

    Per ulteriori e più dettagliate informazioni, come pure per ottenere le versioni successive del firmware, entrare nella pagina ufficiale Canon.

    [via]

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    Dopo il servizio Google Profiles di cui abbiamo parlato ieri, ecco una interessante novità lanciata da sempre dal colosso dei motori di ricerca: Google Similar Images.

    Come si può immaginare dal nome del servizio, si tratta di una evoluzione di Google Images che permette di cercare una immagine non solo tramite una parola chiave (come la classica ricerca) ma anche indicando quale foto è simile a quale che stiamo cercando.

    Ad esempio se cerchiamo “Londra”, possiamo subito visualizzare una serie di immagini inerenti alla capitale inglese, ma subito concentrare la ricerca su un solo elemento, ad esempio i tipici autobus londinesi cliccando su Similar Images sotto la terza fotografia.

    Google Similar Images

    In alternativa possiamo scegliere un colore (cliccando su All colors) di modo che vengano visualizzate solo le immagini che rientrano nelle chiavi di ricerca inserite e che abbiano una dominanza netta del colore prescelto. Funzionalità, questa, molto comoda per l’abbinamento di immagini all’interno di siti o pubblicazioni la cui produzione abbia una particolare attenzione alla grafica e all’estetica.

    Il servizio Google Similar Images è ancora in fase di sperimentazione dai Google Labs ma non è da escludere che venga presto integrato del servizio base di Google Images.

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    Nonostante i sempre più grandi sensori CCD o CMOS delle moderne fotocamere digitali abbiano un incidenza percentuale sempre molto bassa in fatti di pixel bruciati, e nonostante sia relativamente semplice eliminarli in fase di post-produzione, è sempre noioso ritrovarsi con un prodotto che, magari subito dopo l’acquisto, presenta subiti tali difetti.

    Per Mac non esiste ancora un software che analizzi un’immagine di prova ottenuta al buio completo per poi indicare la posizione dei dead pixel (pixel morti) e degli hot pixel (pixel caldi) che corrispondono rispettivamente a pixel che risultano sempre accessi (o sempre spenti) in qualsiasi condizione di scatto e pixel che sono sovrasensibili e inviano un segnale errato in caso di lunghe esposizioni o alti valori ISO.

    Individuare i pixel difettosi su Mac

    In realtà, con applicazioni come Photoshop è abbastanza facilmente possibile anche su Mac ottenere informazioni su tali pixel. Prendendo come spunto i valori di soglia che il software Dead Pixel Test prende in considerazione (ovvero 60 per gli hot pixel e 250 per i dead pixel, su un massimo valore di luminosità di 255), è sufficiente consultare l’istogramma di Photoshop per avere un’idea della salute del proprio sensore d’immagine.

    Preparare un’immagine RAW per il test

    Per procedere correttamente, bisogna innanzitutto preparare un’immagine RAW con le giuste precauzioni. Un buon esempio può essere il seguente:

    • Fotocamera in modalità manuale
    • Obiettivo con autofocus in modalità manuale e con il coperchio inserito
    • Coperchio dell’oculare inserito
    • Tempo di posa ad un secondo
    • Sensibilità ISO a 1600
    • Qualità in modo RAW
    • Fotocamera in un ambiente buio

    La fotografia deve essere fatta a sensore “freddoâ€, cioè deve essere la prima fatta dopo avere acceso la fotocamera, se viene scattata erroneamente prima di scattare una foto per il
    test aspettare almeno un paio di minuti. (fonte)

    Conversione del file RAW

    Se è necessario convertire il file da RAW a TIFF (nel caso si voglia utilizzare Dead Pixel Test o non si abbia il plug-in Camera RAW per Photoshop) si può usare il software normalmente incluso nel CD di Utility incluso nelle confezioni della maggior parte delle fotocamere digitali (per le Canon, ad esempio, si può usare Digital Photo Professional, avendo cura di impostare a zero tutte le regolazioni, nitidezza compresa, prima dell’esportazione in TIFF a 8 o 16 bit).

    Una conversione da RAW a TIFF può essere fatta anche con iPhoto, importando i file RAW direttamente dalla fotocamera digitale e poi esportandole in TIFF col comando Archivio>Esporta… impostando Tipo a TIFF e la dimensione al 100%. In iPhoto è presente un Istogramma ma i valori sono poco utilizzabili per questo tipo di test. Anche Aperture 2 ha un Istogramma poco usabile allo scopo ma permette di esportare i file RAW in TIFF potendo scegliere il formato a 8 o 16 bit (dal menu File>Export>Version per poi scegliere TIFF come Export Preset).

    Analisi dell’immagine con Photoshop

    Ottenuto il file TIFF, o comunque aperto il file RAW, su Photoshop è possibile semplicemente selezionare quella parte di Istogramma che va da 60 fino a 255 (l’estrema destra del grafico) per vede immediatamente in basso il conteggio dei pixel che si discostano di almeno 60 dal valore 0 (ovvero quello atteso per un esposizione al buio completo). Se si ottiene un conteggio superiore a zero significa che alcuni pixel sono caldi o morti. Per ottenere un’indicazione della posizione di tali pixel (senza doverli cercare a mano), si possono eseguire le seguenti operazioni:

    • selezionare lo strumento Bacchetta Magica (Magic Wand tool) premendo W
    • impostare il valore di tolleranza a 60
    • cliccare in una zona qualsiasi (ma non su un pixel bruciato) dell’immagine
    • premere Comando-Maiuscolo-I per invertire la selezione (o dal menu Selezione)
    • dal menu Livello, selezionare Nuovo livello via Copy
    • nella palette dei livelli, fare doppio click sul livello appena creato per accedere alle opzioni
    • attivare Stroke selezionando una misura di circa 30 px e cliccare su OK

    A questo punto nell’immagine saranno evidenziate in rosso le posizioni degli hot e dead pixel. Ovviamente potete automatizzare l’operazione, se dovete applicarla su molte fotografie, registrando una Azione.

    Da sottolineare che, se ingrandite la zona segnalata in rosso e poi togliete la visibilità al nuovo livello, vedrete come di solito un pixel centrale molto caldo è circondato da pixel a forma di stella, anch’essi caldi anche se in misura minore.

    Cosa fare se ci sono molti hot e dead pixel?

    I centri assistenza delle varie case costruttrici delle fotocamere digitali sono attrezzati per risolvere tali problemi, ad esempio rimappando il sensore, ovvero escludendo i pixel difettosi e inserendo nell’immagine un valore di luminosità interpolato dai pixel adiacenti ma funzionanti.

    Per chi possiede una Canon EOS, ecco un ottimo suggerimento (testato e perfettamente funzionante sulla nuova Canon EOS 450D):

    • Mettere il coperchio all’obiettivo e all’oculare.
    • Accendere la fotocamera in modalità manuale
    • Impostare ISO 800
    • Nel menu, recarsi Pulizia Sensore e selezionare Pulisci manualmente (che alzerà lo specchio senza memorizzare alcuna immagine)
    • Lasciare alzato lo specchio per circa un minuto
    • Spegnere la macchina (in questo modo lo specchio ritorna in posizione)

    Rifacendo lo scatto di prova descritto a inizio articolo, si può notare un netto miglioramento (fonte). Nel test da me effettuato gli hot pixel sono scesi da 14 a 1.

    Mutatis mutandis, tale metodo può funzionare su molti dei moderni modelli di fotocamere digitali. E’ bene ricordare però, che in molti casi, anche 50 hot pixel non sono niente di particolarmente preoccupante, visto che ormai i sensori arrivano almeno a 10 milioni di pixel (con una incidenza, quindi di sole 5 parti per milione). Canon, ad esempio, garantisce nella EOS 450D il 95% di pixel funzionanti, ovvero un massimo di 610mila pixel difettosi su 12,2 milioni. A parte casi straordinari, come l’astrofotografia ad esempio, non dovremmo preoccuparci molto dei pixel difettosi, sempre eliminabili col fotoritocco.

    In conclusione vale sempre il saggio consiglio che

    A volte dovremmo pensare meno e scattare di più

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    Photo Grabbr

    Photo Grabbr è un download manager per Flickr che permette di scaricare anche un’intera collezione di foto di un account Flickr. Se è presente un photoset è anche possibile scegliere quali fotografie scaricare e quali no. L’applicazione è totalmente gratuita.

    Per downloadare le fotografie è necessario innanzitutto fare una ricerca (Look up) per username, group o i loro corrispondenti ID. A quel punto, se non è disponibile un photoset, si possono scaricare tutte le fotografie dell’album che verrano memorizzate nella cartella ~/Scrivania/Photo Grabbr (dove ~/ è la cartella utente). Tale posizione è modificabile dalle Preferenze di Photo Grabbr. Ogni insieme di fotografie scaricate da un utente Flickr verrà separato in sottocartelle.

    Sempre dalla Preferenze è possibile scegliere in quale formato scaricare le foto (di default è Large, ma l’ideale sarebbe impostare Original, anche se questo comporta un tempo maggiore di download. E’ inoltre possibile impostare come nome del file il titolo della fotografia.

    [via]

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