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Tip: hot o dead pixel in un sensore di una fotocamera digitale

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Nonostante i sempre più grandi sensori CCD o CMOS delle moderne fotocamere digitali abbiano un incidenza percentuale sempre molto bassa in fatti di pixel bruciati, e nonostante sia relativamente semplice eliminarli in fase di post-produzione, è sempre noioso ritrovarsi con un prodotto che, magari subito dopo l’acquisto, presenta subiti tali difetti.

Per Mac non esiste ancora un software che analizzi un’immagine di prova ottenuta al buio completo per poi indicare la posizione dei dead pixel (pixel morti) e degli hot pixel (pixel caldi) che corrispondono rispettivamente a pixel che risultano sempre accessi (o sempre spenti) in qualsiasi condizione di scatto e pixel che sono sovrasensibili e inviano un segnale errato in caso di lunghe esposizioni o alti valori ISO.

Individuare i pixel difettosi su Mac

In realtà, con applicazioni come Photoshop è abbastanza facilmente possibile anche su Mac ottenere informazioni su tali pixel. Prendendo come spunto i valori di soglia che il software Dead Pixel Test prende in considerazione (ovvero 60 per gli hot pixel e 250 per i dead pixel, su un massimo valore di luminosità di 255), è sufficiente consultare l’istogramma di Photoshop per avere un’idea della salute del proprio sensore d’immagine.

Preparare un’immagine RAW per il test

Per procedere correttamente, bisogna innanzitutto preparare un’immagine RAW con le giuste precauzioni. Un buon esempio può essere il seguente:

  • Fotocamera in modalità manuale
  • Obiettivo con autofocus in modalità manuale e con il coperchio inserito
  • Coperchio dell’oculare inserito
  • Tempo di posa ad un secondo
  • Sensibilità ISO a 1600
  • Qualità in modo RAW
  • Fotocamera in un ambiente buio

La fotografia deve essere fatta a sensore “freddo”, cioè deve essere la prima fatta dopo avere acceso la fotocamera, se viene scattata erroneamente prima di scattare una foto per il
test aspettare almeno un paio di minuti. (fonte)

Conversione del file RAW

Se è necessario convertire il file da RAW a TIFF (nel caso si voglia utilizzare Dead Pixel Test o non si abbia il plug-in Camera RAW per Photoshop) si può usare il software normalmente incluso nel CD di Utility incluso nelle confezioni della maggior parte delle fotocamere digitali (per le Canon, ad esempio, si può usare Digital Photo Professional, avendo cura di impostare a zero tutte le regolazioni, nitidezza compresa, prima dell’esportazione in TIFF a 8 o 16 bit).

Una conversione da RAW a TIFF può essere fatta anche con iPhoto, importando i file RAW direttamente dalla fotocamera digitale e poi esportandole in TIFF col comando Archivio>Esporta… impostando Tipo a TIFF e la dimensione al 100%. In iPhoto è presente un Istogramma ma i valori sono poco utilizzabili per questo tipo di test. Anche Aperture 2 ha un Istogramma poco usabile allo scopo ma permette di esportare i file RAW in TIFF potendo scegliere il formato a 8 o 16 bit (dal menu File>Export>Version per poi scegliere TIFF come Export Preset).

Analisi dell’immagine con Photoshop

Ottenuto il file TIFF, o comunque aperto il file RAW, su Photoshop è possibile semplicemente selezionare quella parte di Istogramma che va da 60 fino a 255 (l’estrema destra del grafico) per vede immediatamente in basso il conteggio dei pixel che si discostano di almeno 60 dal valore 0 (ovvero quello atteso per un esposizione al buio completo). Se si ottiene un conteggio superiore a zero significa che alcuni pixel sono caldi o morti. Per ottenere un’indicazione della posizione di tali pixel (senza doverli cercare a mano), si possono eseguire le seguenti operazioni:

  • selezionare lo strumento Bacchetta Magica (Magic Wand tool) premendo W
  • impostare il valore di tolleranza a 60
  • cliccare in una zona qualsiasi (ma non su un pixel bruciato) dell’immagine
  • premere Comando-Maiuscolo-I per invertire la selezione (o dal menu Selezione)
  • dal menu Livello, selezionare Nuovo livello via Copy
  • nella palette dei livelli, fare doppio click sul livello appena creato per accedere alle opzioni
  • attivare Stroke selezionando una misura di circa 30 px e cliccare su OK

A questo punto nell’immagine saranno evidenziate in rosso le posizioni degli hot e dead pixel. Ovviamente potete automatizzare l’operazione, se dovete applicarla su molte fotografie, registrando una Azione.

Da sottolineare che, se ingrandite la zona segnalata in rosso e poi togliete la visibilità al nuovo livello, vedrete come di solito un pixel centrale molto caldo è circondato da pixel a forma di stella, anch’essi caldi anche se in misura minore.

Cosa fare se ci sono molti hot e dead pixel?

I centri assistenza delle varie case costruttrici delle fotocamere digitali sono attrezzati per risolvere tali problemi, ad esempio rimappando il sensore, ovvero escludendo i pixel difettosi e inserendo nell’immagine un valore di luminosità interpolato dai pixel adiacenti ma funzionanti.

Per chi possiede una Canon EOS, ecco un ottimo suggerimento (testato e perfettamente funzionante sulla nuova Canon EOS 450D):

  • Mettere il coperchio all’obiettivo e all’oculare.
  • Accendere la fotocamera in modalità manuale
  • Impostare ISO 800
  • Nel menu, recarsi Pulizia Sensore e selezionare Pulisci manualmente (che alzerà lo specchio senza memorizzare alcuna immagine)
  • Lasciare alzato lo specchio per circa un minuto
  • Spegnere la macchina (in questo modo lo specchio ritorna in posizione)

Rifacendo lo scatto di prova descritto a inizio articolo, si può notare un netto miglioramento (fonte). Nel test da me effettuato gli hot pixel sono scesi da 14 a 1.

Mutatis mutandis, tale metodo può funzionare su molti dei moderni modelli di fotocamere digitali. E’ bene ricordare però, che in molti casi, anche 50 hot pixel non sono niente di particolarmente preoccupante, visto che ormai i sensori arrivano almeno a 10 milioni di pixel (con una incidenza, quindi di sole 5 parti per milione). Canon, ad esempio, garantisce nella EOS 450D il 95% di pixel funzionanti, ovvero un massimo di 610mila pixel difettosi su 12,2 milioni. A parte casi straordinari, come l’astrofotografia ad esempio, non dovremmo preoccuparci molto dei pixel difettosi, sempre eliminabili col fotoritocco.

In conclusione vale sempre il saggio consiglio che

A volte dovremmo pensare meno e scattare di più

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    Photo Grabbr

    Photo Grabbr è un download manager per Flickr che permette di scaricare anche un’intera collezione di foto di un account Flickr. Se è presente un photoset è anche possibile scegliere quali fotografie scaricare e quali no. L’applicazione è totalmente gratuita.

    Per downloadare le fotografie è necessario innanzitutto fare una ricerca (Look up) per username, group o i loro corrispondenti ID. A quel punto, se non è disponibile un photoset, si possono scaricare tutte le fotografie dell’album che verrano memorizzate nella cartella ~/Scrivania/Photo Grabbr (dove ~/ è la cartella utente). Tale posizione è modificabile dalle Preferenze di Photo Grabbr. Ogni insieme di fotografie scaricate da un utente Flickr verrà separato in sottocartelle.

    Sempre dalla Preferenze è possibile scegliere in quale formato scaricare le foto (di default è Large, ma l’ideale sarebbe impostare Original, anche se questo comporta un tempo maggiore di download. E’ inoltre possibile impostare come nome del file il titolo della fotografia.

    [via]

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    DNG Converter - logo

    Le fotocamere digitali acquisiscono i dati dal sensore d’immmagine (CDD o CMOS) in un formato che, specie nelle fotocamere semi-professionali e professionali, viene convertito immediatamente RAW che in inglese significa grezzo. Ma tanto grezzo non è, dal momento che il proliferare di formati RAW proprietari per ogni casa costruttrice di fotocamere (che continuano a sfornare formati nuovi), ha creato una vera e propria jungla che a fatica i plugin e aggiornamenti software grafici riescono a tenere ordinata. Mac OS X è da tempo capace di gestire nativamente i formati RAW come se fossero file immagine qualiasi (ad esempio JpG) anche se, naturalmente, ad ogni nuovo formato inventato deve corrispondere un adeguato aggiornamento di sistema. E siamo già a circa 175 formati RAW differenti e incompatibili fra loro.

    Ed è così che Adobe, creatice del famosissimo Photoshop, ha recentemente proposto uno standard all’ISO (l’organizzazione internazionale per le standardizzazioni) per risolvere questo problema. Se ne parla su uno dei blog di Adobe in questo post.

    Il suo RAW DNG è stato progettato sopratutto per rendere possibile la lettura delle immagini digitali anche fra 50 o 100 anni. Se infatti il numero di formati RAW proprietari dovesse aumentare ancora si rischierebbe seriamente di rendere quasi impossibile, nel giro di qualche decennio, il recupero delle odierne fotografie digitali.

    Ma siccome la guerra dei formati è una guerra soprattutto di marketing, Adobe ha giustamente immediatamente rilasciato un convertitore per trasformare qualsiasi formato RAW nel formato Adobe RAW DNG. Si chiama DNG Converter ed è disponibile per Mac e per Windows. Permette anche di includere il file RAW originale entro il file DNG (vedi le Preferenze).

    DNG Converter - screenshot

    Il formato RAW DNG (digital negative) di Adobe consentirà, se l’ISO deciderà di adottarlo come formato standard e se avrà successo e diffusione, di avere un punto di riferimento univoco per la memorizzazione e la lettura di dati in formato RAW.

    [via]

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